Elogio del pomodoro (rigorosamente di stagione)

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Se qualcuno mi dovesse chiedere che cosa ho fatto nei numerosi giorni di latitanza dal blog, risponderei sicuramente “mangiare pomodori”. In insalata con cetrioli e mozzarella, gratinati, ripieni,  in salsa sulla pasta con olio e basilico o semplicemente strofinati sul pane casereccio con olio e sale, da giugno agli ultimi sgoccioli della stagione estiva, dopo averne fatto dolorosamente a meno tutto l’inverno, nei miei pasti l’ortaggio rosso simbolo dell’estate non manca mai.

Il Solanum Lycopersicum L. – questo il nome scientifico del pomodoro – è, insieme alle patate, il rock and roll, i film di Scorsese, i primi Woody Allen, Breaking Bad e Matthew McConaughey, a mio parere, quanto di più straordinario sia arrivato da noi dal continente americano.

Importato presumibilmente in Europa nel 1540 dal conquistatore Spagnolo Hernán Cortés, il pomodoro – che inizialmente fu accolto con sospetto perché considerato tossico e perciò utilizzato come pianta ornamentale –  si diffuse sulle tavole del vecchio continente qualche tempo più tardi, a partire dalla seconda metà del ‘600.

Da allora il pomodoro ne ha fatta di strada, diventando, come condimento di pasta e pizza, il simbolo dell’identità culinaria italiana. Oggigiorno sono centinaia le varietà iscritte al registro nazionale delle specie orticole, e la sua produzione è stata tra le prime a svincolarsi dalla stagionalità. Alla coltivazione in estate a pieno capo, si affianca infatti quella invernale in serra che produce spesso un prodotto esteticamente perfetto ma dal sapore decisamente inferiore al prodotto di stagione.

Il pomodoro è ricco di elementi preziosi per il nostro organismo come il potassio e il fosforo, le vitamine C e A, ma soprattutto risulta ricco di licopene, un potente antiossidante appartenete alla famiglia dei carotenoidi, che al pomodoro fornisce il nome e il colore e, a noi che lo consumiamo, una azione protettiva contro l’invecchiamento e alcune forme di tumore. Tutto ciò a fronte di un contenuto calorico molto basso (appena 18 kcal per 100 g).

Le ricette che utilizzano il pomodoro sono innumerevoli. Tuttavia, nelle sere d’estate, quando i frutti sono rossi e addolciti dalla maturazione al sole, è senza dubbio “pane e pomodoro” quella che preferisco.

Prendo una fetta di pane cotto a legna, aggiungo un pizzico di sale e un filo di olio extravergine d’oliva. Affetto un pomodoro – i miei preferiti sono il “cuore di bue” o la varietà “pera d’Abruzzo” –  e strofino il pomodoro sul pane in modo che lasci i semi, il succo e un po’ di polpa, facendo assumere alla mollica una tenue colorazione rosata. Appoggio ciò che rimane delle mie fette di pomodoro sul pane, aggiungo un pizzico di sale, un filo d’olio, mangio e sono felice.

Tra le personalità importanti che hanno amato “Pane e pomodoro”, dopo mio nonno Vincenzo, vi è il celebre scrittore spagnolo Montálban, che nel suo libro “Ricette immorali” scriveva…

“È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un paesaggio fondamentale dell’alimentazione umana. Piatto peccaminoso per eccellenza perché comprende e semplifica il peccato rendendolo accessibile a chiunque. Piatto peccaminoso in quanto può significare un’alternativa a tutto ciò che è trascendente, a tutto ciò che è pericolosamente trascendente, se diventa cultura della negazione. Non fate la guerra ma pane e pomodoro. Non votate per la destra ma mangiate pane e pomodoro. No alla NATO e sì al pane e pomodoro. Ovunque e sempre. Pane. Pomodoro. Olio. Sale. E dopo l’amore, pane e pomodoro e un po’ di salame.”

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Una risposta a Elogio del pomodoro (rigorosamente di stagione)

  1. Adriana ha detto:

    Ciao Lidia! Molto bello questo blog, complimenti! L’ho scoperto per caso e continuerò sicuramente a leggerti!!!
    Un caro saluto dalla Germania,
    Adriana

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